Ricominciamo!
Fatti i controlli e fissata la data, non c’è altro da fare che aspettare (con ansia) il giorno dell’operazione, avvisando di almeno una settimana di ferie al lavoro.
Inoltre è bene comprare la prima dose di colliri, che vengono prescritti durante il preoperatorio.
Il giorno dell’operazione è necessario presentarsi con un paio di occhiali da sole (che io avevo, ma che ad altri sono stati forniti dalla struttura), accompagnati e vestiti comodi. Per la cronaca io avevo jeans, maglietta e maglione.
Si passa alla cassa, dove vengono fatturati sia l’operazione stessa che i primi controlli. Ho pagato esattamente 2998,19 euro per l’operazione e 150 euro di controlli, 200 euro di meno di quanto previsto (visto che sembrava che dopo il 1 gennaio il costo fosse di 1600 euro/occhio). Sono accettati anche gli assegni, e per fortuna, visto che la mia carta di credito si ferma a 2500…
Dopo queste menate burocratiche, si va in sala operatoria. Qui delle gentilissime infermiere, ti accolgono, ti mettono cuffia, un simpatico quanto ridicolo grembiule e due sovrascapre, il tutto azzurro cielo. Si lasciano gli occhiali (per sempre) e si aspetta che venga il chirurgo. Nel frattempo si controllano tutte le carte (in particolare le firme sui consensi informati). Quando arriva il chirurgo fa un rapido controllo dell’occhio per verificare che non siano presenti problemi dell’ultim’ora e ti mettono un collirio, che poi ho saputo essere la prima dose di anestetico.
Io ero il terzo in coda, e il primo della lasik. Quando è uscita la prima signora, mi hanno accompagnato nell’ambiente antistante la sala operatoria.
Qui è stata operata una sommaria disinfezione delle orbite, e mi è stata messa la seconda dose di anestetico.
Poi ho aspettato cercando di rilassarmi un po’, ho visto uscire il signore prima di me (che aveva da operare un occhio solo). Poi ogni tanto qualcuno dalla sala veniva a dirmi di stare tranquillo che stavano tarando il tutto e preparando gli strumenti, visto che la lasik è un po’ più impegnativa della prk che avevano fatto i due prima di me.
Ah, nell’attesa mi hanno anche messo due garze sulle tempie, per evitare (come era peraltro successo quando ero caduto in bici) che mi si riempisse l’orecchio di lacrime (allora era anche sangue)…
Poi il chirurgo declama il tuo nome (o per essere sicuro di chi sta operando, oppure per un sistema di video-audioregistrazione del tutto) e vieni accompagnato in sala operatoria.
Il lettino è di pelle blu, e, in corrispondenza della testa ci è un foro in modo che la testa rimanga incastrata. Ti chiedono come va e se sei agitato. Rispondo che la mia fiducia nei loro confronti (e nei confronti della tecnologia) è totale.
Sopra il lettino, all’altezza del petto sporge un braccio meccanico che contiene il laser a eccimeri, due-tre laser di registro (due verdi ai lati e uno rosso centrale), un ingranditore dell’occhio. Intorno al tavolo ci sono:
- dritto sopra la mia testa il chirurgo
- alla sua sinistra il tecnico del laser, a cui il chirurgo per esempio comanda le variazioni di ingrandimento
- una o due ferriste che passavano i vari strumenti al chirurgo
Dopo le ultime gocce di anestetico, un tappo di garza sull’occhio sinistro, e l’operazione comincia.
Con un cerotto e poi con un divaricatore metallico, si fa in modo che l’occhio stia aperto, e che non ci siano ciglia a intralciare il lavoro (se sono poche si tagliano, se no si ripete con il cerotto). Il divaricatore ha una rotella e quindi il chirurgo tiene la palpebra aperta il minimo indispensabile per la necessità del momento.
A questo punto entra in scena il microcheratomo: è una specie di maniglia, viene appoggiato sulla cornea e si vede chiaramente la lama che incide la cornea da destra a sinistra e poi si ritrae. Poi procede tutto abbastanza velocemente: quando la lama del microcheratomo è completamente ritratta, si toglie lo strumento, il chirurgo valuta la posizione del flap (“forse un po’ a sinistra, ma procediamo“), con una pinzetta prende il flap e lo sposta di lato. Poi ti chiede come stai, e ti dice che adesso verrà fatto il laser, di fissare la luce rossa al centro, che durerà poco.
La luce rossa sparisce quasi subito, per riapparire dopo qualche secondo, e un odore intenso di bruciato, acre, che da fastidio alla gola si spande dal tuo occhio. Credo che il tutto non sia durato più di 20-25 secondi, ma non ho una misura oggettiva di ciò.
Finito il laser, il chirurgo riposiziona il flap e bagna abbondantemente l’occhio. Poi lo asciuga, poi lo bagna ancora, verifica che il flap sia a posto. Quando gli piace, pronti via, si riparte con l’altro occhio.
Stessa roba, ma a metà della cosa sento una punta di fastidio. Il chirurgo lo nota, chiede conto dell’anestetico messo, e me ne fa mettere ancora alcune gocce. Peccato che dopo pochi secondi fa bagnare l’occhio, quindi l’effetto è praticamente nullo. Stringo un po’ i denti, ma non è proprio dolore, quasi un po’ di consapevolezza che una lama ti sta facendo una fettina sulla cornea.
Ero un po’ preoccupato della “gestione” dell’occhio operato sotto la garza, ma in realtà poi ero molto concentrato a mantenere l’occhio in posizione, quindi non c’è stata più attenzione per quello già operato.
Quando è tutto finito, vengono tolti tutti i cerotti (compresi i raccoglilacrime) e ti fanno alzare. La prima impressione è fantastica: ci vedi! Tanto che ho sbagliato a leggere l’orario, di un orologio che era messo alle mie spalle. Torno quindi verso la sala accoglienza, dove metto gli occhiali da sole. Dopo qualche minuto arriva il chirurgo, ci controlla gli occhi come prima e riparte con il secondo giro, facendo loro il controllo rapido preoperatorio.
Già stufo del tempo passato in ospedale decido di andarmene il prima possibile. Le gentili infermiere non volevano lasciarmi scappare, ma, accompagnato da mia sorella, torno verso la macchina. E uscendo cominciano alcune noie: gli occhiali che sembravano assolutamente scuri non sembrano così scuri, tanto che la luce da un fastidio cane. Poi tenere gli occhi aperti li fa lacrimare modello fontana, quindi decido che gli occhi staranno chiusi. Quindi modello cieco (ovvero con una mano sulla spalla di Carla, e tentando di aprire gli occhi ogni tanto, ma rimanendo annegato (e con gli occhiali appannati) in un mare di lacrime.
Arrivato a casa, verso le 11 e un quarto, mi svacco sul divano tenendo gli occhi chiusi e riaprendoli ogni tanto provocando allagamenti.
All’ora di pranzo torna Marco, mangiamo insieme, e le lacrime tendono a essere un po’ di meno, quindi comincio a pensare che non morirò annegato nelle mie lacrime.
Dopo aver lautamente mangiato, sonnellino pomeridiano di un paio d’ore, così gli occhi riposano. Mi sono svegliato verso le quattro e ci vedevo. Alle sei ero già stufo di stare in casa, quindi siamo andati, ovviamente munito di occhiali da sole, nonostante fosse praticamente buio, a fare la spesa alla COOP.
Il giorno dopo, ho fatto il primo controllo, presso il solito ambulatorio 14, dove ho trovato le persone che erano state operate con me tutte doloranti (visto che la PRK è un po’ più noiosa) e tremendamente invidiose del fatto che io ci vedessi già benissimo senza sostanzialmente noie.
Il secondo controllo è fatto la domenica successiva (si, la domenica) in mattinata. Altro controllo visivo della cornea, senza prova dell’acuità visiva. Tempo totale del controllo: 5 minuti. Dovevo pure consegnare un questionario sul dolore, ma anche il dottore mi ha detto che sono assolutamente inutili per la lasik.
Allora: il prospetto attuale dei conti è:
- 120€ prima visita
- 150€ preoperatorio
- 2998€ operazione
- 150€ controlli
- ??? colliri vari
Dopo circa un mese, viene fissato l’ultimo controllo con il chirurgo.
Da questo è risultato che:
- dall’occhio sinistro vedo 11/10 naturali
- dall’occhio destro vedo 9/10 naturali e 10/10 con una lieve correzione astigmatica.
Una cosa importante, che però non ha fatto quasi nessuno di quelli che conosco è farsi levare dalla patente l’obbligo lenti.
Oddio, al 90% se uno ti ferma e ti vede senza occhiali con l’obbligo lenti pensa che hai le lenti a contatto. Se però trovi uno fiscale, ti da la multa, e non puoi neanche ricorrere perché ha sacrosanta ragione (c’è tanto di sentenza della cassazione in merito). La procedura è analoga al rinnovo decennale della patente (come scritto qui oppure qui): si paga la visita e un po’ di marche da bollo (e qui bisogna vedere le disposizioni locali, dipende da asl a asl) e ti rilasciano un certificato provvisorio. Dopo qualche settimana ti arriva il bollino da applicare sulla patente, esattamente come il rinnovo. A mio parere è una cosa da fare subito. Oltre agli eventuali problemi legati a un controllo, per quanto remoti, ci sono eventuali problemi assicurativi: la compagnia potrebbe rivalersi su di voi o non pagare un sinistro da voi provocato in caso di questo “vizio di forma”.